Brescia Photo Festival 2021 “Patrimoni”
Bellissima! 20 fotografi travolti da un insolito splendore
A cura di Mario Trevisan
Fotografie di: Claudio Amadei, Gabriele Basilico, Mariella Bettineschi, Fabio Bix, Dorothy Bhawl, Silvia Camporesi, Bruno Cattani, Giovanni Chiaramonte, Renato Corsini, Franco Fontana, Maurizio Galimberti, Giovanni Gastel, Luca Gilli, Carlo Mari, Massimo Minini, Gianni Pezzani, Carlo Orsi, Paolo Ventura, Joe Oppedisano, Ramona Zordini.

Dall’8 maggio al 27 giugno 2021

Ma.Co.f – Centro della Fotografia Italiana, in collaborazione con la Fondazione Brescia Musei e il patrocinio del Comune di Brescia, organizza la mostra fotografica Bellissima! 20 fotografi travolti da un insolito splendore, quale ulteriore omaggio alla riapertura al pubblico dell’aula orientale del Capitolium del Parco Archeologico di Brescia con la nuova collocazione della Vittoria Alata su progetto del maestro Juan Navarro Baldeweg. La mostra anticipa la IV edizione del Brescia Photo Festival 2021, Patrimoni, la cui apertura al pubblico è il prossimo 26 marzo. Venti sono i grandi fotografi italiani coinvolti dal progetto.
Si comincia con una testimonianza di Gabriele Basilico che riguarda il recente passato della Vittoria Alata con una coinvolgente fotografia della statua quando era ancora al Museo di Santa Giulia. Poi, via alla creatività più pura: Giovanni Gastel gioca sui contrasti tra il bianco e il nero, Carlo Orsi riflette la dea in uno specchio triangolare, Franco Fontana si sofferma sulle ombre create dalle ali, Maurizio Galimberti la scompone con le sue Polaroid, Giovanni Chiaramonte con un trittico di scatti ci racconta la scenografia dell’installazione, Claudio Amadei la dipinge con la luce dei tre colori fondamentali, Paolo Ventura ci restituisce un’atmosfera surreale e metafisica, Carlo Mari la rappresenta immobile in mezzo a una danza di luci in movimento, Silvia Camporesi insiste su una tonalità del bronzo, Bruno Cattani indugia sulla sfocatura delle ali, Joe Oppedisano la frammenta in un puzzle progressivo, Ramona Zordini si cimenta in un cinismo cromatico, Renato Corsini rivisita la statua in chiave cubista.
Mario Trevisan, curatore della mostra: “ogni autore ha saputo imporre alle opere esposte il proprio marchio di fabbrica, il proprio stile coerente con un percorso creativo immediatamente riconoscibile”.