Homeless in Budapest

Budapest è la metropoli europea con il più alto numero di senzatetto (10.000) in rapporto alla popolazione complessiva (quasi 2 milioni).
Nei parchi, sui marciapiedi, nei sottopassaggi della metro, nei rifugi allestiti da Comune, ONG e chiese, in centro come in periferia: la presenza di senzatetto è visibile, tangibile.
Le ragioni di questo fenomeno, che stride con la magnificenza della città e con i grandi flussi del turismo, derivano soprattutto dalla transizione economica del 1989: un vero terremoto sociale.
I salari sono bassi, il welfare è ancora debole e i vari governi succedutisi nell’epoca democratica hanno sempre investito poco in alloggi sociali. La casa è vista quasi esclusivamente come bene di mercato, non come diritto. Chi perde la casa, rischia di non trovarla più.
Oltre a questo, l’attuale esecutivo, guidato da Viktor Orban, ha approvato una legge che, per quanto non applicata sistematicamente, criminalizza l’essere senzatetto, multando chi vive per strada.
Gli sforzi delle ONG, delle chiese e dei vari fornitori di servizi di assistenza ai senzatetto non bastano, da soli, a mitigare il problema e migliorare le condizioni dei tanti cittadini senza una casa.

Biografia

Nato a Madrid nel 1974. Dopo alcuni anni vissuti tra la Spagna e l’Italia, si stabilisce ad Ascoli Piceno. Si dedica alla fotografia dopo gli studi classici. Nel 2003 realizza un lungo reportage in Ucraina, documentando i cambiamenti del paese durante la rivoluzione arancione. Il risultato è una mostra al Festival Internazionale di fotoreportage di Roma. Nel frattempo rafforza la sua collaborazione con riviste nazionali e internazionali (Financial Times, Le Monde, SonntagsZeitung, D-La Repubblica delle Donne, Sports Week, Cosmopolitan, National Geographic, Il Magazine 24Ore, L’Espresso). Alla fine del 2006 decide di concentrarsi sulla politica socioeconomica dei Balcani, in particolare del Kosovo. Nel 2007 documenta le ultime settimane in Kosovo prima della dichiarazione unilaterale di indipendenza. Questo lavoro viene esposto al Festival Internazionale del fotogiornalismo di Roma. Pubblica il suo primo libro, Kiev-Ucraina nel 2005, seguito da Kosovo, incertezze e sogni nel 2009, Assalto al moro nel 2012, Verde Cortina nel 2014, Offida, sacra e profana nel 2014 e nel 2017 Mare Corto. Nel 2011 e nel 2017 è tra i finalisti del premio Amilcare Ponchielli istituito dal Grin. Nel 2013 lavora come operatore video per la Tea Team Film di Roma realizzando alcuni spot televisivi sulla Quintana di Ascoli Piceno per le reti televisive giapponesi, che saranno trasmessi per i 12 mesi successivi. La società giapponese che ha curato il progetto è la Toei Film Commercial. È membro dell’agenzia Contrasto.

www.ignaciococcia.com