• Nino Migliori. Il tuffatore, 1951
  • Enzo Sellerio. Cefalù, 1958
  • Federico Garolla. Dal reportage "Infanzia abbandonata". Orfanotrofio dell'Annunziata, Napoli, 1959
  • Mario Giacomelli. Scanno, 1957/1959
  • Federico Patellani. Al concorso di Miss Italia, Sanremo, 1951
  • Mario Dondero. Gli scrittori del "Nouveau Roman" davanti alla sede delle Editions de Minuit, Parigi, 1959
  • Caio Mario Garrubba. Calabria, anni cinquanta
  • Franco Pinna. Raccoglitrice di olive, Bagnara Calabra, 1953

Nel secondo dopoguerra la fotografia italiana conosce un periodo di grande vivacità. Abbandona le funzioni di propaganda che le erano state attribuite durante il periodo fascista e si apre a nuovi percorsi estetici e narrativi in larga parte legati al racconto della realtà.

Sono gli anni del neorealismo cinematografico e letterario, anni in cui una parte del mondo intellettuale e della società civile guarda con speranza alla costruzione di una nuova Italia democratica e la fotografia diventa un efficace strumento per interrogarsi e riflettere sul proprio tempo e la propria società.

Dalle pagine dei principali settimanali, autori come Federico Patellani e Federico Garolla raccontano quindi l’Italia della Ricostruzione, le realtà sociali del paese e i suoi problemi, ma danno anche voce ai nuovi bisogni di evasione e spensieratezza della popolazione con immagini sui concorsi di Miss Italia e sui personaggi del cinema e della cultura. Nel mondo del fotoamatorismo, circoli come la Gondola a Venezia, presieduto da Paolo Monti, e l’Unione fotografica, diretta da Pietro Donzelli a Milano, si allontanano dalle ricerche formali degli anni trenta per una fotografia che unisca alla compiutezza estetica una nuova aderenza al vero. Nino Migliori indaga con toni delicati e un forte intimismo la trama delle abitudini, dei costumi e delle relazioni sociali dei paesi della bassa padana, Enzo Sellerio coglie atmosfere e scene di strada della sua Sicilia, e un autore come Mario Giacomelli ritrae situazioni di vita e di lavoro nelle campagne marchigiane, con un bianco e nero dai contrasti duri ed esasperati.

Ma sono soprattutto alcuni giovani, che a Milano hanno il loro punto d’incontro al bar Jamaica nel quartiere di Brera e che a Roma si uniscono nella cooperativa Realfoto, a farsi in particolare interpreti di questo bisogno di scoprire e testimoniare le realtà del paese. Sono autori come Mario Dondero, Caio Mario Garrubba, Franco Pinna, Antonio e Nicola Sansone, protagonisti di una fotografia colta e matura, attraversata da molti rimandi letterari e cinematografici, che si impegnano in lunghe inchieste sulla vita delle classi popolari, sul mondo del lavoro e sul Meridione d’Italia, ma realizzano anche lunghi racconti di viaggio e fotografano un mondo dell’arte e della cultura animato dallo loro stessa idealità etica e politica.