Armàti di paura

Cedendo all’illusione della “difesa facile” promessa dalla politica, gli italiani adesso vogliono più pistole e fucili. E licenza di uccidere. Si corre verso una giustizia fai da te e lo spettro di una deriva violenta è sempre più vicino: recenti dati forniti dal ministero dell’interno confermano che a fronte di un calo delle richieste di porto d’armi per difesa personale, difficili da ottenere, si registra un aumento che si avvicina al 50% delle richieste per uso venatorio o sportivo, molto più facili da farsi rilasciare. È palese il desiderio di avere un’arma per altri motivi, desiderio che gli osservatori collegano al senso di insicurezza “percepita” nonostante i dati ufficiali diano rapine e furti in costante diminuzione. Ai protagonisti di questo reportage, composto tra ottobre 2017 e agosto 2018, è stato chiesto di farsi ritrarre con le loro armi, nelle stanze delle loro case, nei luoghi in cui si sentono più vulnerabili. Loro, le vere vittime di questo clima di paura montato ad arte dai media e dai partiti populisti sembrano attendere il proprio destino come in un’apocalisse annunciata. Sono “armàti di paura”, l’arma più pericolosa da mettere in mano a un paese diviso, angosciato, irrazionale, governato da una classe politica che, per bassi motivi di convenienza elettorale, vuole delegare al cittadino l’uso estremo della forza lasciandolo solo con i suoi fantasmi e le sue debolezze.

Biografia

Attivo nel panorama fotografico nazionale dal 2014, anno in cui si associa al Cinefotoclub di Brescia, Claudio Rizzini, nato a Brescia nel 1963, predilige l’uso di focali corte e luminose, quelle tipiche del fotogiornalismo, che gli consentono di essere dentro alla scena e di fotografare in qualsiasi condizione di luce naturale disponibile. Tra le sue principali fonti di ispirazione: il cinema noir degli anni Quaranta, la letteratura disegnata di Hugo Pratt, i maestri della fotografia francese e americana del Novecento. I suoi scatti di fotografia umanista sono stati premiati in diversi concorsi nazionali. Due reportage, rispettivamente sul mondo del pugilato e sulla fine della classe operaia, vengono pubblicati dal magazine Image Mag. Nel 2017 la prima mostra personale, Storyteller, viene proposta dal Museo della Fotografia di Brescia e poi dal Milano Photofestival. La serie Street blues è invece esposta alla prima edizione di Observa. Ancora nello stesso anno è finalista nella prima edizione del Premio Mario Dondero con il reportage Saluteremo il Signor Padrone. La ballata di Kamara e Keita, un racconto in tre scatti sul riutilizzo dei beni confiscati alla mafia, viene selezionato tra i migliori dieci del progetto  dall’associazione Libera ed inserito in una mostra itinerante che fa tappa anche a Lodi per la nona edizione del Festival della fotografia etica.

www.claudiorizzini.it