loc-luna_bassaLuna. L’astro e l’estro
A cura di Renato Corsini, Elena Di Raddo e Albano Morandi
Dal 5 ottobre al 3 novembre

Il 5 ottobre, in occasione della notte bianca della cultura dedicata ai cinquant’anni dall’allunaggio, la mostra sarà visitabile fino alle 23.30

Fin dall’antichità, la Luna non ha smesso di affascinare gli esseri umani, dalla Storia vera (II sec. d.C.) di Luciano di Samosata ad Astolfo, che nell’Orlando furioso di Ludovico Ariosto (1516) si reca proprio sulla Luna – dove si raccolgono le cose perse sulla Terra – per recuperare il senno del paladino cristiano. La Luna è sempre stata dunque una sorta di specchio (La luna è effettivamente per noi terrestri lo specchio solare, l’opera di Bizhan Bassiri esposta in mostra lo dichiara apertamente) in cui si riflettono le domande, i desideri e le ansie dell’uomo e nell’ultimo centinaio d’anni questa proiezione non ha fatto altro che intensificarsi. Dopo Georges Méliès, il riferimento principale nella filmografia è senza dubbio 2001: A Space Odyssey (1968) di Stanley Kubrick, tratto dal romanzo omonimo di Arthur C. Clarke, che precede esattamente di un anno lo sbarco degli astronauti americani dell’Apollo 11 sul nostro satellite. Diventa quasi impossibile quantificare l’impatto e l’influenza di questo film non solo sul cinema successivo, ma sull’intero immaginario culturale collettivo (da Space Oddity di David Bowie a The Dark Side of the Moon dei Pink Floyd, alla copertina di Presence dei Led Zeppelin, fino a Dark Star di John Carpenter, e poi Tintin, e i Simpson). Inutile ricordare quanti maestri dell’arte contemporanea hanno riflettuto e realizzato opere ispirate da queste nuove scoperte della scienza e della tecnica. Pressoché contemporanea di 2001 è La luna di Fabio Mauri, originariamente realizzata per la pionieristica rassegna Teatro delle mostre (1968) alla Galleria La Tartaruga di Plinio De Martiis, ed esposta successivamente nell’ambito della mostra epocale Vitalità del negativo (1970), curata da Achille Bonito Oliva al Palazzo delle Esposizioni di Roma ora in deposito al Centro Pecci di Prato. Ma non dobbiamo dimenticare come le opere spazialiste di Lucio Fontana segnino una significativa riflessione verso la scoperta di nuove dimensioni dello spazio iniziata già nel 1947 con il manifesto spazialista e verso la fine del 1958 con i primi tagli. Dalla metà degli anni ’60 Giulio Turcato esegue una serie di opere in gommapiuma a cui significativamente dà il nome di Superficie lunare. Ma anche il blu di Yves Klein o le Socle du monde di Piero Manzoni hanno se non anticipato, almeno accompagnato le contemporanee visioni del cosmo che ci venivano fornite dalle immagini provenienti dai satelliti, immagini che hanno accompagnato l’ingresso della Terra in quello che Alberto Boatto ha definito “lo stadio dello specchio” contribuendo a far sì che la terra, attraverso uno “Spaesamento ecumenico”, si trasformasse nel più grande dei Ready-Made mai realizzati. Ed è appunto partendo da questo testo profetico del 1981 di Alberto Boatto, “Lo sguardo dal di fuori”, che si è lavorato a questo allestimento. L’esposizione, pensata per l’occasione e il tema della Notte della Cultura 2019, intende presentare uno spaccato, certamente non esaustivo, di quanto premesso, non dimenticando di considerare anche quanto la storia locale ha contribuito nell’immaginario visuale, partendo dalle incisioni rupestri della Valle Camonica, passando per il cielo stellato della volta di Santa Maria in Solario, fino ad alcune rappresentazioni sette/ottocentesche presenti nelle collezioni dei musei cittadini. Le immagini della NASA scattate dagli astronauti dell’Apollo 11 faranno da contrappunto scientifico alla rappresentazione lunare, come le immagini utilizzate per le copertine dei dischi delle band succitate ci mostreranno l’impatto che queste riflessioni hanno avuto anche nella cultura pop. Il tutto sarà accompagnato da una specifica colonna sonora di “musica celeste” eseguita da Luca Formentini e Stefano Castagna, appositamente composta e eseguita durante l’inaugurazione la sera della “Notte della Cultura,” e da una serie di documenti letterari tra prosa e poesia narranti il nostro caro satellite.