manifesto_donne_lavoro_01La rivoluzione silenziosa.
Donne e lavoro nell’Italia che cambia
A cura di Tatiana Agliani
Dal 3 maggio al 31 luglio

Fotografie di: Paola Agosti, Alessandro Albert, Maria Vittoria Backhaus, Gianni Berengo Gardin, Maurizio Bizziccari, Alfa Castaldi, Carlo Cerchioli, Carlo Cisventi, Francesco Cito, Cesare Colombo, Mario Cresci, Stefano D’Amadio, Massimo Di Nonno, ESA/NASA, Ernesto Fantozzi, Dino Fracchia, Federico Garolla, Enrico Genovesi, Giancolombo, Marina Guerra, Guido Harari, Giovanni Liguori, Silvestre Loconsolo, Giorgio Lotti, Uliano Lucas, Malena Mazza, Pepi Merisio, Zoltan Nagy, Toni Nicolini, Joe Oppedisano, Enrico Pasquali, Franco Pinna, Mauro Raffini, Alberto Roveri, Nicola Sansone, Roby Schirer, Max Solinas, Paolo Verzone, Jacqueline Vodoz, Roberto Zabban.

 

Com’è cambiato il lavoro delle donne negli ultimi settant’anni? Attraverso lo sguardo di diversi interpreti della fotografia italiana questa mostra intende offrire un affresco delle trasformazioni nel lavoro femminile dal secondo dopoguerra ad oggi. Racconta aspirazioni e desideri che mutano, limiti e condizionamenti sociali, nuove possibilità, orizzonti culturali e prospettive di vita di quattro generazioni di donne, in un paese che si trasforma.

La documentazione in chiave neorealista del lavoro delle donne nei campi dell’Italia ancora contadina degli anni Cinquanta si intreccia così nella prima parte della mostra alle immagini delle giovani che trovano nella nuova industria dello spettacolo e della moda, nel lavoro di attrici e mannequin, un nuovo protagonismo e una nuova libertà. Poi le mondine di “Riso Amaro” raccontate da Jacqueline Vodoz ed Enrico Pasquali, le “signorine dello 04” immortalate negli scatti di Carlo Cisventi e le migliaia di segretarie e commesse di un’Italia nel vorticoso cambiamento del boom, lasciano il posto alle operaie in gonne corte degli scatti di Silvestre Loconsolo della fine degli anni Sessanta, alle figlie della modernizzazione del miracolo economico e a quelle delle battaglie femministe, con la loro diversa concezione della vita e della propria identità. Lo scenario si amplia, le tradizionali divisioni dei ruoli si incrinano, il lavoro femminile non è più solo un’eccezione o un coadiuvante del salario familiare.

Una nuova generazione di fotografi e fotografe – Paola Agosti, Carlo Cerchioli, Alberto Roveri, Dino Fracchia, Roby Schirer – racconta l’ingresso in professioni un tempo esclusiva prerogativa maschile. “La prima donna magistrato”, “la prima donna chirurgo” titolano lungo gli anni Sessanta e Settanta i settimanali italiani e fotoreporter come Gianni Berengo Gardin e Uliano Lucas o fotografi di moda e di ricerca come Alfa Castaldi e Maria Vittoria Backhaus, seguono e interpretano con il loro stile che cambia aspettative che mutano. Le fotografie raccontano i lavori di cura e istruzione tradizionalmente associati alle donne e poi quelli delle donne “in carriera” degli anni Ottanta, non più mogli che lavorano, ma donne che lavorano.

Ma nella mostra non c’è solo la conquista del lavoro. Le immagini ci fanno vivere la socializzazione, l’impegno, la creatività, la fatica, le discriminazioni e gli entusiasmi. Fino ad arrivare alla realtà postmoderna e globalizzata degli ultimi decenni, raccontata da autori come Stefano D’Amadio, Massimo Di Nonno, Max Solinas o Enrico Genovesi: il lavoro come fonte di indipendenza economica, simbolo di status, mezzo di realizzazione personale; il lavoro cercato dei “cervelli” italiani che fuggono all’estero e della forza lavoro delle straniere che approdano in Italia; il lavoro inventato dei nuovi mestieri e quello desiderato e negato, in un nuovo complesso millennio in cui i modelli sociali, economici e culturali dell’Italia del Novecento sono ormai lontani.